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a tecnologia ormai è diventata una parte di noi, infatti senza i nostri smartphone saremmo perduti. Uno dei motivi per cui sono tanto diffusi è la loro semplicità d’uso, sono diventati talmente facile da usare che possiamo farlo tutti, senza preoccuparci di capirne i meccanismi o i vari componenti. Quando però l’innovazione tecnologica e scientifica riguarda i prodotti che usiamo ogni giorno per la cura del nostro corpo, non possiamo accontentarci della semplicità con la quale oggi è possibile acquistare creme e olii a basso costo, non possiamo permetterci di acquistare senza conoscere.

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on sorprende dunque l’attenzione dei consumatori quando si parla di cosmetici e prodotti per lo skincare, di cui non è possibile fare a meno e per i quali è necessario informarsi in modo approfondito. Tra le innovazioni che vanno per la maggiore, ce n’è una proveniente dall’oriente: la fermentazione dei principi attivi delle erbe utilizzate per la produzione di cosmetici e prodotti per la cura della pelle. Una tecnologia biochimica che attira il consumatore perché unisce la naturalezza degli ingredienti di partenza con la perizia scientifica necessaria per controllare il processo di fermentazione.

Attenzione però! La ricerca dell’innovazione scientifica deve essere svolta con grande attenzione e competenza. Come fa Andrey Lee, CEO di BONAIR Inc, che abbiamo incontrato per svelare i segreti di questa tecnica tanto apprezzata e conoscere i migliori prodotti sul mercato.

Arrivata in Italia da pochissimo tempo, BONAIR garantisce la qualità e la trasparenza del processo e al contempo l’efficacia del prodotto. Marchio proveniente dalla Sud Corea, dove lo skincare è una cosa molta seria, intercetta il trend della fermentazione naturale con prodotti sicuri al 100% e una vera passione per la divulgazione delle proprie tecniche produttive. In questa breve intervista, Andrey Lee spiega cos’è davvero la fermentazione, quanto delicato è il processo e perché i suoi prodotti raggiungono un livello qualitativo tanto elevato, tanto da aver brevettato la tecnologia U Ferment Oil.

Di recente abbiamo iniziato a parlare di cosmetici fermentati in Italia, considerandola una tendenza arriva dall’oriente. Ma cosa sono in realtà i cosmetici fermentati?

Andrey Lee: Anche noi stiamo notando sempre più marchi promuovere il concetto di fermentazione. Ma rimane difficile trovare chi sia in grado di comprendere veramente la filosofia della fermentazione in cosmetica, senza manipolare il concetto di fermentazione sfruttando la nuova tendenza del settore.

Ad esempio, se usiamo i fagiolini sminuzzati o il loro estratto come ingrediente cosmetico naturale per la cura della nostra pelle, questo potrebbe avere un certo effetto e una certa funzione. Ma se usiamo i fagiolini fermentati, l’effetto benefico aumenta, perché i principi attivi vengono attivati prima ​​grazie al processo di fermentazione.

Per spiegarlo facilmente possiamo paragonarlo al processo di digestione. Durante tale, le sostanze contenute all’interno dei fagiolini si trasformano in principi attivi per l’azione svolta ​​dagli enzimi presenti nel nostro corpo e sono quindi utilizzati come sostanze nutritive, dall’alto valore aggiunto.
Dunque, il motivo per cui stiamo usando il processo di fermentazione nei cosmetici è l’ottimizzazione degli effetti benefici degli ingredienti forniti dalla natura.

 

Ci sono aziende che si presentano sul mercato offrendo cosmetici con microrganismi effettivamente vivi. Qual è la sua posizione in merito? Può diventare popolare come nell’industria alimentare?

Andrey Lee: Come accennato in precedenza, noi stiamo utilizzando la fermentazione per ottimizzare l’effetto delle fonti naturali attraverso il miglioramento della funzionalità degli ingredienti.

Altra cosa sono i cosmetici che utilizzano il microrganismo ancora vivo nel prodotto. Si tratta di un approccio differente rispetto alla fermentazione, perché si basa sulla promessa di trovare il bilanciamento tra i microrganismi del prodotto con i quelli presenti nella nostra pelle. Ma è necessario capire che tipo di relazione c’è tra pelle e il singolo microrganismo.

Il vero problema è che la nostra pelle contiene troppe specie di microrganismi, che si influenzano e ‘’comunicano’’ tra loro, e che le condizioni e lo stato degli stessi  varia da persona a persona. Risulta quindi impossibile trovare soluzioni standard nell’impiego di microrganismi vivi quando parliamo di prodotti per lo skincare. Il nostro parere è che gli studi su questa tipologia d’utilizzo dei microrganismi debbano essere ancora approfonditi ed implementati.

 

E la vostra attività di ricerca nel campo della fermentazione dov’è arrivata? Quali potrebbero essere gli ulteriori passi in avanti?

Andrey Lee: Un risultato già ottenuto, di cui andiamo molto fieri, è la capacità di usare l’acido folico (Vitamina B9) in modo assolutamente sicuro e rispettando gli standard internazionali. Molti sanno che questo principio attivo, utilissimo per la cura della pelle, non poteva essere usato nei cosmetici in concentrazioni elevate. Ora è possibile farlo, ad alta concentrazione e in condizioni stabili, grazie al cambiamento strutturale indotto con metodo naturale attraverso il processo della fermentazione della soia.
Uno sviluppo necessario a livello di ricerca è quello che si occupa dei tensioattivi a base chimica. Infatti, le richieste dei consumatori spingono per un uso sicuro e limitato di questi componenti.

I cosmetici sono fondamentalmente acqua, olio e tensioattivo che è presente per svolgere la funzione di miscelatore di acqua e olio: è uno dei fattori più importanti nella produzione di cosmetici. Il nostro team di ricerca ha lavorato molti anni per lo sviluppo del bio-tensioattivo, attraverso la nostra tecnologia brevettata di fermentazione dell’olio e finalmente abbiamo lanciato questo bio-tensioattivo come materia prima nell’industria cosmetica. Crediamo che questa tecnologia sarà essenziale per produrre cosmetici naturali al 100% senza alcun tensioattivo a base chimica.

 

Possiamo dire di aver inventato una nuova categoria di olio per lo skincare, l’Olio fermentato.
Andrey Lee

 

Per concludere, ci può parlare della vostra tecnologia già brevettata, U Ferment Oil? 

Andrey Lee: Abbiamo analizzato per anni diversi tipi di microrganismi aventi la capacità di fermentare l’olio e siamo stati in grado di trovare quello più adatto. Per questo abbiamo ottenuto il brevetto che certifica la tecnologia di fermentazione dell’olio attraverso l’utilizzo di questo specifico microrganismo.

Possiamo dire di aver inventato una nuova categoria di olio per lo skincare, l’Olio fermentato. L’obiettivo di questo ingrediente è rendere l’olio più efficace, migliorandone anche la consistenza e l’aspetto.

La nostra barriera cutanea è costituita da cheratinociti ed è completamente riempita dai lipidi cutanei. Questo rende molto difficile penetrare la nostra pelle, soprattutto con ingrediente a base d’acqua (idrofili) che sono bloccati dalla struttura dei lipidi, troppo diversa da quella delle sostanze idrofile.  Questa è la ragione principale per cui abbiamo bisogno di usare l’olio per una cura della pelle più efficace. Ma l’untuosità che percepiamo usando un olio normale, deriva dal medesimo problema, la difficoltà di penetrazione. Applicando il nostro Olio fermentato, invece, la sensazione è molto più leggera, un olio che non unge! La sua struttura è stata cambiata durante il processo di fermentazione per essere simile a quella dei lipidi della pelle e dunque il livello di assorbimento risulta maggiore. Considerate anche che l’’olio fermentato permette l’assorbimento di una maggiore concentrazione di materiali attivi derivati dall’olio naturale, quindi gli effetti benefici sono davvero elevati.

Per fare un esempio concreto, posso parlarvi della nostra Linea Blu Bonair. Per realizzare questi prodotti, importiamo nei nostri stabilimenti in Corea l’olio di tanaceto blu, il fiore che vive in Marocco, per poi farlo fermentare. Gli effetti di quest’olio sono lenitivi ed anti-irritanti ed utilizzando l’olio fermentato possiamo ottenere un impatto benefico molto più elevato. Infatti, la nostra tecnica di fermentazione permette di far penetrare molto più in profondità il Guaiazulene (il principio attivo del tanaceto blu) rispetto ad un olio normale.

La nostra scelta

Stiamo utilizzando l’Olio fermentato per tutti i prodotti del nostro marchio perché siamo convinti che l’olio fermentato sia il mezzo più efficace per dare alla pelle tutte le migliori proprietà che solamente gli olii possono offrire.